- 14:00
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| AH L' AMORE L' AMORE * Antonio Manzini * Sellerio editore * pagg. 335 |
Nell’ultima pagina di Rien ne va plus abbiamo lasciato Rocco Schiavone ferito in un lago di sangue. Ora è in ospedale dopo l’intervento di nefroctomia che ha subito, la stessa operazione che ha portato alla morte uno dei ricoverati del reparto, a quanto pare a causa di un errore di trasfusione. Così costretto all’immobilità, di malumore, Rocco comincia ad interessarsi a quel decesso in sala operatoria che ha tutta l’aria di essere l’ennesimo episodio di malasanità. Ma fa presto a capire che non può trattarsi di un errore umano anche perché si è fatto spiegare bene dal primario Filippo Negri le procedure in casi del genere. Per andare a fondo della questione sguinzaglia dal suo letto tutta la squadra, e segue l’andamento delle indagini, a partire dalle informazioni sul morto, Renato Sirchia, un facoltoso imprenditore di salumi della zona, casa sfarzosa, abitudini da ricco, gran lavoratore. Dietro il lusso però si cela una realtà economica disastrosa, la fabbrica è piena di debiti e salta anche fuori una consistente assicurazione sulla vita. Rocco non riesce a stare a guardare e uscito di nascosto dall’ospedale incontra la moglie e il figlio di Sirchia, Lorenzo, fresco di studi aziendali e con idee di conduzione assai diverse da quelle del padre. Le cose però non sono così semplici come appaiono e Schiavone non si fa incantare dalla soluzione più facile. Attorno a lui, le luci del Natale, i neon del reparto (non si sa quali lo deprimano di più), i panettoncini, unico cibo commestibile, gli infermieri comprensivi, il vicino di letto intollerabile e soprattutto i suoi che vanno e vengono incessantemente, lo coprono nelle sue fughe, lo assecondano e non aspettano altro che il vicequestore ritorni in servizio. Soprattutto Antonio Scipioni, che sta sostituendo Rocco ma che è alle prese con situazioni amorose da commedia degli equivoci, le tre donne con cui ha intrecciato relazioni amorose e che era riuscito a non fare mai incontrare, ora rischiano di ritrovarsi tutte e tre ad Aosta. L’unico a potergli dispensare dei consigli è proprio Schiavone.
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Eravamo rimasti col fiato sospeso alla fine del precedente romanzo. Schiavone era stato colpito al rene durante un conflitto a fuoco e, all'inizio del libro, lo ritroviamo in ospedale a riprendersi dopo una delicata operazione. Il palcoscenico si sposta quindi tra le stanze e i corridoi (anche quelli sotterranei che odorano di muffa).
Ebbene sì, perché dinanzi ad una morte sospetta che vede coinvolto il dottore che gli ha salvato la vita, Schiavone deve agire. Nessuna inchiesta gli viene ufficialmente assegnata, ma lui non sa stare fermo e non per un senso di giustizia. A lui non piace essere preso in giro. Tutto qui. E se il vicequestore non potrà andare in questura, sarà la questura ad andare da lui.
Le indagini si volgeranno grazie al prezioso ausilio della sua squadra che, tra una mano di poker e un pane da sfornare, tra la gestione di un rapporto a tre e una dichiarazione d'amore che non vuole manifestarsi, eseguirà gli ordini impartiti da Schiavone.
Il periodo è quello natalizio. Capodanno si avvicina e la solita domanda "Cosa fai l'ultimo dell'anno?" occupa tempi e menti dei vari attori, ma per il vicequestore è uno degli elementi inseriti in quella famosa lista denominata "Rottura dei coglioni".
Manzini non ci risparmia nulla di ciò che ha sempre caratterizzato i precedenti romanzi della serie: ritroviamo l'ironia e il sarcasmo di Rocco che, neanche dinanzi al dolore fisico suo e altrui, risparmia i lavaggi di testa e battute mirate a silenziare parole proferite inutilmente.
Ritroviamo la sua malinconia travestita da idiosincrasia verso la terra che ormai da anni si vede calpestata dalle sue Clarks.
In questo romanzo più che negli altri ho percepito una preponderanza delle storie personali delle varie pedine che si muovono su una scacchiera di sentimenti oppressi e compressi nell'animo.
L'indagine, seppur approfondita, ha avuto una valenza minore rispetto allo sviluppo narrativo delle vicende extra lavorative. Non considero questo aspetto un difetto, ma una pausa o una boccata d'aria per sviscerare caratteri e caratteristiche di coloro i quali hanno contribuito alla formazione dell'identità originale di Schiavone.
E la chiave di lettura di "Ah l' amore l' amore" Schiavone l'affida ancora, in maniera impeccabile, a Marina, moglie del vicequestore, o meglio al suo spirito, e al suo amore per l'etimologia. Questa volta ci farà conoscere la parola EUPEPTICO, inteso come qualcosa che libera da un peso. E qui, un po' tutti si libereranno da zavorre che da tempo appesantiscono vite , impedendo loro di volare per andare oltre le nuvole, la pioggia, la neve di Aosta.
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- 19:16
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| FATE IL VOSTRO GIOCO * Antonio Manzini * Sellerio editore Palermo * pagg. 391 |
«Non ci abbiamo capito niente, Deruta. Forza, al lavoro». Due coltellate hanno spento la vita di Romano Favre, un pensionato del casinò di Saint-Vincent, dove lavorava da «ispettore di gioco». Il cadavere è stato ritrovato nella sua abitazione dai pochi vicini di casa dell'elegante palazzina, e serra in mano una fiche, però di un altro casinò. Rocco Schiavone capisce subito che si tratta «di un morto che parla» e cerca di decifrare il suo messaggio. Si inoltra nel mondo della ludopatia, interroga disperati strozzati dai debiti, affaristi e lucratori del vizio, amici e colleghi di quel vedovo mite e ordinato. Individua un traffico che potrebbe spiegare tutto; mentre l'ombra del sospetto sfiora la sua casa e i suoi affetti. Ed è ricostruendo con la sua professionalità la tecnica dell'omicidio, la scena del delitto, che alla fine può incastrare l'autore. Ma il morto è riuscito a farsi capire? Forse non basta scavare nel passato: «Favre ha perso la vita per un fatto che deve ancora accadere». Il successo dei libri di Antonio Manzini deve probabilmente molto al loro andare oltre la semplice connessione narrativa tra una cosa (il delitto) un chi (il colpevole) e un perché (il movente). Con le inchieste del suo ruvido vice-questore, Manzini stringe il sentire del lettore a una vicenda umana complessa e completa. Così i suoi noir sono in senso pieno romanzi, racconto delle peripezie di un personaggio che vale la pena di conoscere, sentieri esistenziali. Sono, messi uno dietro l'altro, la storia di una vita: Rocco Schiavone, un coriaceo malinconico che evolve e cambia nel tempo, mentre lavora, ricorda, prova pietà e rabbia, sistema conti privati e un paio di affari. Sicché, in "Fate il vostro gioco", il vice-questore riconosce apertamente un semifallimento: ha smascherato il criminale ma troppe cose non tornano. Resta un buco nella sua consapevolezza che gli rimorde come una colpa, e deve colmarlo. Lo farà, si ripromette, la prossima volta e, per il lettore, nella prossima avventura.
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Un altro inverno lontano dal sole e dal cielo azzurro.
Aosta riserva cieli coperti, nevicate e gelo che Schiavone non riesce a digerire.
Così com'è difficile accettare una routine fatta di "rottura di coglioni" e di questa fanno parte anche i suoi collaboratori ormai riconoscibili persino dal modo in cui bussano alla sua porta.
Cosa porterà il vicequestore a mettersi a lavoro?
Questa volta un omicidio che si svolge nell'ambiente dei casinò.
La ludopatia sarà il tema centrale del romanzo. Farà da "trait d'union" tra il lavoro e la vita privata di Schiavone ormai preso totalmente dal destino di Gabriele, il vicino di pianerottolo.
La grande capacità di osservazione di Rocco, unita al lavoro della sua squadra aiuterà a risolvere l'omicidio, ma lascerà il vicequestore con un profondo senso di insoddisfazione perché c'è ancora qualcosa che non quadra che viene rimandato al romanzo successivo.
Inutile dirlo, perché ormai sapete quanto ami questa serie, ma Schiavone è una certezza in grado di coinvolgerti nella storia, nell'indagine e, allo stesso tempo toccarti il cuore, inaspettatamente.
- 06:56
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| RIEN NE VA PLUS * Antonio Manzini * Sellerio Editore Palermo * pagg. 310 |
Rien ne va plus" prende il via poche ore dopo gli eventi che concludono il precedente romanzo, "Fate il vostro gioco"; le indagini sull'omicidio di Romano Favre, il pensionato del casinò di Saint-Vincent dove lavorava da «ispettore di gioco», ucciso con due coltellate, si sono concluse con l'arresto del colpevole, ma il movente è rimasto oscuro. Schiavone non può accontentarsi di una verità a metà. Mentre si mobilita insieme alla sua squadra di poliziotti, ben altra coltellata lo pugnala: Enzo Baiocchi, l'assassino di Adele, la vecchia amica di Rocco uccisa mentre dormiva in casa sua, ha chiesto di parlare col giudice Baldi rivelando un segreto che riguarda proprio Schiavone, una pagina inconfessabile del suo recente passato che potrebbe sconvolgergli per sempre la vita. Turbato, incerto su come muoversi, Rocco si ritrova a indagare su una rapina: è scomparso un furgone portavalori che doveva consegnare alla banca di Aosta l'incasso del casinò. Ma ad Aosta non è mai arrivato, se ne sono perse le tracce dopo una curva e sembrerebbe svanito nel nulla, se non fosse che l'autista viene ritrovato semiassiderato in Valsavarenche.
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La pioggia non abbandona Aosta.
È martellante così come l'idea che il caso non sia chiuso.
Ufficialmente, lo abbiamo letto nel precedente volume, il caso è stato risolto, ma non per il vicequestore Schiavone. C'è qualcosa che non quadra e questa convinzione è un tarlo che non dà pace a Rocco. Lo capiremo dalla penna di Manzini che, sebbene con un tono più sopito rispetto ai precedenti volumi, ci rende sempre partecipi dei sentimenti del vicequestore e dei vari attori presenti sulla scena.
Con la vita professionale di Rocco si interseca inevitabilmente anche quella privata. Anche lì c'è un tarlo che rode, ma è più difficile da eliminare. Appartiene al passato; a quel passato in cui sono prigionieri gli occhi di Schiavone che non guardano più come sei anni prima. L'essere ancorato, quasi definitivamente, alla sua storia con lati oscuri ancora da illuminare, non gli consente neanche di godere di quei raggi di sole che, ogni tanto, squarciano le nuvole che sembrano aver trovato la loro dimora definitiva su Aosta.
"Lo spettacolo avrebbe mozzato il fiato a chiunque, tranne a Rocco Schiavone, che guardava la potenza e la bellezza della natura con gli occhi tristi di un cane abbandonato".
Manzini sa come incatenarci alla storia che, seppur meno coinvolgente delle altre a mio avviso, mi ha dato la sensazione di una passeggiata in pianura prima di affrontare una salita.
"L'unico dettaglio che era riuscito ad amare di Aosta " è il profumo di legna bruciata: l'unico che lo riporta alla sua città: custode dei segreti e dei tarli del vicequestore.
- 10:57
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| PULVIS ET UMBRA * Antonio Manzini * Sellerio editore * pagg. 416 |
Lei uccisa per errore da chi pensava di colpire Schiavone, quell'Enzo Baiocchi che ritorna ad agitare la mente e i sogni del vicequestore. E mentre Rocco è ancora oggetto di insinuanti sospetti da parte dei vertici della polizia, e reagisce disinteressandosi a ogni attività della questura di Aosta, il cadavere di un transessuale affiora nelle acque della Dora; per prima cosa si procede a perquisire la casa del morto, ed ecco la prima sorpresa: l'appartamento risulta totalmente vuoto, né un mobile, né un vestito, e neanche un foglio di carta, come fosse passato al setaccio fitto. Nessuno dei vicini si è accorto del trasloco, tutti fingono di non sapere; ma cosa c'è dietro la facciata di quella rispettabile palazzina di Aosta che appartiene per intero a un unico inquietante proprietario? Quando anche il giudice Baldi decide di glissare sul caso del transessuale, l'odore dei servizi segreti arriva alle narici di Schiavone più forte di quello dell'erba. Su quel caso che molti vogliono far apparire un omicidio senza importanza Schiavone può fare luce solo ignorando le procedure e agendo a modo suo; ma ha anche altro per la testa, trovare Enzo Baiocchi in fuga per scampare alla vendetta di Sebastiano, una corsa contro il tempo all'inseguimento dell'amico e dell'assassino...
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Il rischio di una serie di romanzi, legati alle vicende di un personaggio, può essere quello di annoiare il lettore ripetendo aspetti già trattati e dando la percezione che la produzione di altri volumi sia legata ad una richiesta commerciale più che alla prolificità dello scrittore.
Non è questo il caso. La penna di Manzini sforna novità, approfondisce aspetti che alimentano la voglia di leggere ancora.
Un'altra indagine sì, ma stavolta Rocco Schiavone dovrà vedersela con direttive provenienti da "piani superiori" che ostacoleranno le sue indagini e le indirizzeranno su una pista che non gli appartiene.
Da sottofondo lo scontro interiore tra la sete di giustizia, come dovere morale di un poliziotto che serve lo Stato e, l'obbedienza che deve allo stesso Stato e che non porterà alla verità.
Pur dovendosi piegare a ciò, il vicequestore saprà prendersi le sue rivincite anche se non appagheranno completamente il suo senso del dovere.
Non manca il passato di Schiavone. Torna e lo fa agganciandosi al suo presente, portandolo a fare il pendolare tra Aosta e Roma e sperare così di poterlo mettere a tacere.
Qui l'animo di Rocco sarà ancor più sofferente per la presenza di Marina che, pian piano, sta diventando sempre più assenza.
- 22:09
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| ERA DI MAGGIO * Antonio Manzini * Sellerio Editore * 381 pagg |
"Mettilo agli atti, Italo. In una notte di maggio, alle ore una e dieci, al vicequestore Rocco Schiavone piomba addosso una rottura di decimo grado!". Gli agenti del commissariato di Aosta, che stanno imparando a convivere con la scorza spinosa che ricopre il suo cuore ferito, scherzano con la classifica delle rotture del loro capo, in cima alla quale c'è sempre il caso su cui sta indagando. Ma Rocco è prostrato per davvero. Una donna è morta al posto suo, la fidanzata di un amico di Roma, "seccata" da qualcuno che voleva colpire lui. E quando esce dalla depressione si butta sulle tracce di quell'assassino tra Roma ed Aosta, scavando dolorosamente nel proprio passato, alla ricerca del motivo della vendetta, un viaggio nel tempo che è come una ferita che si apre su una piaga che non ha ancora smesso di sanguinare. Però le rotture sono solo cominciate: un altro cadavere archiviato all'inizio come infarto. Un altro viaggio che si inoltra stavolta nel presente dorato della città degli insospettabili. In questo quarto romanzo, prosegue la serie dei polizieschi scabri, realistici e immersi nell'amara ironia di Rocco Schiavone. Ma in realtà, attraverso le diverse avventure di un poliziotto politicamente scorretto, si svolge un unico racconto. Il racconto della vita di un uomo che si scontra con la impunita e pervasiva corruzione del privilegio sociale, nel disincanto assoluto dell'Italia d'oggi.
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Terminato NON E' STAGIONE ho preso subito in mano il volume successivo perché era rimasto molto in sospeso. Qui si chiudono le due indagini: quella ufficiale e quella personale. Il ritmo è più disteso rispetto al libro precedente, ma non per questo noioso. No! Come può annoiare Schiavone! C'è tutto un modo da scoprire in Rocco e quando sai che ti può ancora sorprendere, hai voglia di conoscerlo ancora!
Conosciamo le sue "rotture di coglioni", ma qui ci vengono riepilogate e classificate in base al loro grado di pesantezza in modo da non perderne di vista neanche una.
Manzini continua a delinearci con maestria non solo il vicequestore, ma anche la sua squadra: ognuno con una peculiarità, un modo di fare diverso l'uno dall'altro, che rende completo il quadro e la rappresentazione delle varie personalità . Non manca nulla, così non si annoia Schiavone anzi, aumentano le sue "rotture di coglioni".
- 07:28
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| Non è stagione * Antonio Manzini * Sellerio editore * 317 pagg |
C'è un'azione parallela, in questa inchiesta del vicequestore Rocco Schiavone, che affianca la storia principale. È perché il passato dell'ispido poliziotto è segnato da una zona oscura e si ripresenta a ogni richiamo. Come un debito non riscattato. Come una ferita condannata a riaprirsi. E anche quando un'indagine che lo accora gli fa sentire il palpito di una vita salvata, da quel fondo mai scandagliato c'è uno spettro che spunta a ricordargli che a Rocco Schiavone la vita non può sorridere. I Berguet, ricca famiglia di industriali valdostani, hanno un segreto, Rocco Schiavone lo intuisce per caso. Gli sembra di avvertire nei precordi un grido disperato. È scomparsa Chiara Berguet, figlia di famiglia, studentessa molto popolare tra i coetanei. Inizia così per il vicequestore una partita giocata su più tavoli: scoprire cosa si cela dietro la facciata irreprensibile di un ambiente privilegiato, sfidare il tempo in una corsa per la vita, illuminare l'area grigia dove il racket e gli affari si incontrano. Intanto cade la neve ad Aosta, ed è maggio: un fuori stagione che nutre il malumore di Rocco. E come venuta da quell'umor nero, un'ombra lo insegue per colpirlo dove è più doloroso.
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"Fa male l'assenza? No. Fa male la perdita. Che è altro dall'assenza. La perdita sa cosa ho perso. L'assenza può essere un vago sentore, un'emozione senza corpo e senza suono di qualcosa che manca e che non ho, ma che non so cos'è. La perdita è quella che provo io, perché lo so. Ed è peggio dell'assenza"
Questo terzo volume che vede protagonista Schiavone ci riserva un ritmo incalzante. Ansia e tachicardia non solo per un'indagine ufficiale in cui il commissario (ah no!! vicequestore! vicequestore!) deve sbrogliare una matassa e salvare la vita di una giovane ragazza, ma anche in un'altra faccenda meno ufficiale e che lo coinvolge perché ancorata al suo passato.
Manzini non ci fa respirare qui. E l'assenza di aria la si prova insieme alla sensazione di piedi fradici nelle Clarks da cui Rocco non si distacca mai.
Quanto significato c'è in un semplice paio di scarpe? Le Clarks sono quella realtà da cui Schiavone non vuole assolutamente prendere le distanze perché lì, nella sua storia, c'è ancora tanto da elaborare. In quel paio di scarpe c'è l'assenza di un adattamento a un presente, a un'Aosta che li presenta la neve anche a maggio: non è stagione!
Sto apprezzando sempre più la scrittura di Manzini così aderente alla realtà, in grado di delineare e completare un personaggio così complesso per il suo vissuto.
Amo le pagine in cui Rocco dialoga con la sua defunta moglie. Credo sia uno spaccato di alta introspezione e psicologia dell'animo umano, all'interno di una storia poliziesca. Un connubio forse impensabile, ma Manzini lo rende così naturale.
"Il desiderio di una persona è immortale"
"Ma se lo riempi svanisce. E svanisce anche il bisogno di quella persona "
- 08:42
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