RECENSIONE 'SOLTANTO IL GIORNO' di Santina Cosetta - Giunti
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| Soltanto il giorno * Santina Cosetta * Giunti * pagg. 492 |
L'amore non è una questione di sangue. È una scelta. Avola, 1885. Marianna viene al mondo senza che nessuno l'abbia cercata né voluta. Tutti la chiamano Cosuzza, “il nome delle donne che restano sole e tirano avanti lo stesso”, e viene affidata a Lisetta, la stria del paese, che le insegna i segreti delle erbe, della cucina, della cura. Insieme alla verità più preziosa: il cibo non serve solo a nutrire. L'infanzia dura un istante. Quando Lisetta parte per l'America, Marianna viene mandata a servizio all'Irminio, una grande masseria nelle campagne ragusane. Dietro quella porta si apre un mondo duro, governato da gerarchie antiche e regole che non si discutono, ma nell'enorme cucina rumorosa smette per la prima volta di sentirsi sola. All'arrivo dei villeggianti, i ricchi nipoti della baronessa, tutto cambia di nuovo: un'amicizia profonda come una radice, la scoperta di un corpo che vuole e che può, un amore capace di rompere ogni confine. E, mentre il destino prende pieghe sempre più imprevedibili, Marianna impara la cosa più difficile, volere qualcosa per sé. Anche quando farlo costa tutto.
“Questo romanzo è nato così, per memoria e ostinazione, e perché, a un certo punto si è lasciato andare”
Forse è proprio questo il modo in cui nascono le storie che hanno qualcosa da dire: dalla memoria, dalla ricerca, da ciò che non si vuole lasciare andare.
Dalla ricerca sul proprio cognome nasce una storia vera che diventa anche un’indagine intima e familiare, alla scoperta di un cognome inventato e di ciò che, generazione dopo generazione, può restare nascosto tra silenzi, assenze e memorie.
Al centro c’è Marianna Cosetta, abbandonata dalla madre e cresciuta a odore di cucina, erbe e spezie, imparando a fare della pasticceria domestica una vera forma di arte e, forse, anche di riscatto. Marianna non è mai una vittima: è una donna combattiva, capace di rispettare i ruoli che la vita e il tempo le impongono senza però rinunciare alla propria forza.
È lei la vera protagonista del romanzo. Gli eventi storici fanno quasi da palcoscenico, mentre in primo piano rimangono i personaggi, i loro sentimenti, le ferite, i desideri e soprattutto i moti interiori.
E forse è proprio per questo che, pagina dopo pagina, diventa impossibile non affezionarsi a lei.
La scrittura mi ha conquistata. Una penna abile nel raccontare ciò che accade dentro le persone, che fa scorrere la storia come un fiume in piena e trascina il lettore lungo il percorso di Marianna, dalle sue origini fino alla consapevolezza di ciò che è diventata.
Da quasi reietta, Marianna diventa colei che sa trovare, proprio come in una ricetta, quel pizzico di erba capace di mettere equilibrio, ordine e il sapore giusto. Mai troppo dolce. In cucina, così come nella vita.
“Cosetta. Il nome delle cose che restano sole e tirano avanti lo stesso”
Un esordio esplosivo, che arriva con la forza delle storie che hanno qualcosa di vero da raccontare.
Uno di quei libri che arrivano quasi per caso, ma che poi ti fanno pensare a quanto sia importante che una storia trovi le mani giuste.
E a questo proposito, non posso non unirmi a uno dei ringraziamenti dell’autrice: quello alla stagista che, mentre liberava una scrivania, ha scelto di non buttare quel manoscritto. Ha deciso di leggerlo. E poi di affidarlo alle persone giuste.
Forse, in fondo, anche i libri hanno bisogno di qualcuno che sappia riconoscere quel pizzico di ingrediente capace di fare la differenza.




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