RECENSIONE 'THEO DA GOLDEN E LA FORMA DELLA FELICITÀ' di Allen Levi - Salani

07:30

 

Theo da Golden e la forma della felicità * Allen Levi * Salani * pagg. 448



In una mattina di primavera, un uomo molto anziano arriva a Golden, una piccola cittadina del sud degli Stati Uniti. Nessuno sa chi sia né da dove venga. Elegante ed enigmatico, dice soltanto di chiamarsi Theo e accenna vagamente a degli ‘affari da sistemare’. Quando entra in una caffetteria del centro, scopre una galleria di novantadue ritratti a matita appesi alle pareti. Sono i volti degli abitanti di Golden, disegnati con straordinaria delicatezza da un artista locale. Ne rimane incantato e matura un’idea semplice quanto radicale: acquistarli tutti e, uno a uno, restituirli ai loro ‘legittimi proprietari’. Da quel momento, questa diventa la sua missione. Allo sguardo di Theo non sfugge niente: osserva, ascolta, riconosce negli altri le cicatrici invisibili che la vita lascia dietro di sé. E così ogni consegna si trasforma in un incontro capace di imprimere un segno profondo. Nascono amicizie inattese, vecchie ferite cominciano a rimarginarsi, persone abituate a sentirsi ignorate si scoprono finalmente accolte. Giorno dopo giorno, Theo risveglia emozioni dimenticate e intreccia i destini di una comunità intera, dimostrando che essere gentili, senza aspettarsi niente in cambio, è l’atto più rivoluzionario del nostro tempo. Ma il romanzo non si ferma solo a questo: ci sono un mistero da risolvere, un legame lontano, un destino che si deve compiere senza lasciare tracce...







La parte migliore nella vita di una brava persona sono ‘quei piccoli atti di gentilezza e d’amore senza nome né ricordo’ 




Credo che questa frase racchiuda perfettamente l’essenza di Theo da Golden e la forma della felicità di Allen Levi: un romanzo che parla di gentilezza, di ascolto, di dolore e di quella forma di felicità che spesso non arriva attraverso grandi gesti, ma attraverso la capacità di esserci per qualcun altro.

L’arrivo di Theo a Golden, stupisce tutti per quella ventata di eleganza e mistero che porta con sé. Con abile capacità riesce a raccontare il minimo indispensabile della sua vita, ma quel suo ammirare e perdersi tra i ritratti appesi alle pareti del bar della cittadina, porta gli abitanti a confidarsi con lui, quasi ammaliati e ipnotizzati dal suo modo di fare. 



Proprio quel suo guardare oltre un “semplice” tratto di matita o un gioco di chiaro/scuro conduce a un incontro in cui vengono a galla dolori, sofferenze e tormenti.



E allora mi sono ritrovata davanti a pagine abbondanti di gentilezza, signorilità e rispetto. 
Finalmente una ventata di sentimenti che si danno la mano e che, delicatamente, mi hanno accompagnato in una storia che sa di tanta sofferenza, ma  raccontata con un rispetto raro. 


Quel rispetto che Theo ha avuto per tutti.


Mi sono innamorata di lui e della sua filosofia di vita, della sua capacità di elaborare le proprie sofferenze in maniera silenziosa, senza trasformarle in un peso per gli altri. Theo è uno di quei personaggi che, arrivati all’ultima pagina, avrei voluto semplicemente abbracciare.


La sua serenità, però, non è una serenità ingenua. Scorre su un letto di sofferenza, come un fiume: nasce dalla consapevolezza del dolore e dalla scelta, nonostante tutto, di non lasciare che sia quello a definire la propria esistenza.


E forse è proprio qui che ho trovato la parte più bella del romanzo.


La storia potrebbe sembrare, a tratti, quasi banale, scontata, persino una storia per adolescenti — e lo dico senza togliere nulla alla categoria, naturalmente — ma proprio questa apparente semplicità è uno dei suoi punti di forza. Nella parte centrale ho riscontrato anche un certo dilungarsi, qualche pagina mi è sembrata di troppo, ma poi tutto ha avuto un senso: dovevo inebriarmi di dolcezza, essere avvolta completamente dalla gentilezza per comprendere appieno Theo. 
La scrittura è semplice e proprio quella semplicità protegge una storia segnata dalla sofferenza e vissuta con una dignità non comune 


Golden, poi, è l’ambientazione perfetta per il progetto di Theo. Un luogo che suggerisce tranquillità, delicatezza e che, con il suo ritmo di vita lento risulta essere la scenografia ideale per gli incontri di Theo. 


Non è la trama, con i suoi intrecci, a essere il vero punto di forza di questo romanzo. A conquistarmi è stato piuttosto il modo in cui Theo, attraverso piccoli gesti e incontri apparentemente semplici, riesce a ricordarci quanto possa essere importante prendersi cura degli altri. E mentre lo seguiamo nel suo percorso, resta sullo sfondo una curiosità: capire cosa lo abbia portato a Golden e quale sia il vero significato del suo progetto. Un velo di mistero che accompagna la storia con discrezione, senza mai soffocare la delicatezza dei sentimenti che la attraversano. 


Commovente.

Di quella commozione che non arriva soltanto perché si raccontano cose tristi, ma perché, in mezzo alla sofferenza, qualcuno sceglie ancora la gentilezza.


E forse, alla fine, la forma della felicità è proprio questa: essere capaci di lasciare un po’ di bene nella vita degli altri, anche quando nessuno saprà mai che siamo stati noi a farlo.





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