20 gennaio 2022

RECENSIONE FATE IL VOSTRO GIOCO

 

FATE IL VOSTRO GIOCO * Antonio Manzini * Sellerio editore Palermo * pagg. 391




«Non ci abbiamo capito niente, Deruta. Forza, al lavoro». Due coltellate hanno spento la vita di Romano Favre, un pensionato del casinò di Saint-Vincent, dove lavorava da «ispettore di gioco». Il cadavere è stato ritrovato nella sua abitazione dai pochi vicini di casa dell'elegante palazzina, e serra in mano una fiche, però di un altro casinò. Rocco Schiavone capisce subito che si tratta «di un morto che parla» e cerca di decifrare il suo messaggio. Si inoltra nel mondo della ludopatia, interroga disperati strozzati dai debiti, affaristi e lucratori del vizio, amici e colleghi di quel vedovo mite e ordinato. Individua un traffico che potrebbe spiegare tutto; mentre l'ombra del sospetto sfiora la sua casa e i suoi affetti. Ed è ricostruendo con la sua professionalità la tecnica dell'omicidio, la scena del delitto, che alla fine può incastrare l'autore. Ma il morto è riuscito a farsi capire? Forse non basta scavare nel passato: «Favre ha perso la vita per un fatto che deve ancora accadere». Il successo dei libri di Antonio Manzini deve probabilmente molto al loro andare oltre la semplice connessione narrativa tra una cosa (il delitto) un chi (il colpevole) e un perché (il movente). Con le inchieste del suo ruvido vice-questore, Manzini stringe il sentire del lettore a una vicenda umana complessa e completa. Così i suoi noir sono in senso pieno romanzi, racconto delle peripezie di un personaggio che vale la pena di conoscere, sentieri esistenziali. Sono, messi uno dietro l'altro, la storia di una vita: Rocco Schiavone, un coriaceo malinconico che evolve e cambia nel tempo, mentre lavora, ricorda, prova pietà e rabbia, sistema conti privati e un paio di affari. Sicché, in "Fate il vostro gioco", il vice-questore riconosce apertamente un semifallimento: ha smascherato il criminale ma troppe cose non tornano. Resta un buco nella sua consapevolezza che gli rimorde come una colpa, e deve colmarlo. Lo farà, si ripromette, la prossima volta e, per il lettore, nella prossima avventura.



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Un altro inverno lontano dal sole e dal cielo azzurro.

Aosta riserva cieli coperti, nevicate e gelo che Schiavone non riesce a digerire.

 Così com'è difficile accettare una routine fatta di "rottura di coglioni" e di questa fanno parte anche i suoi collaboratori ormai riconoscibili persino dal modo in cui bussano alla sua porta.

Cosa porterà il vicequestore a mettersi a lavoro? 

Questa volta un omicidio che si svolge nell'ambiente dei casinò. 

La ludopatia sarà il tema centrale del romanzo. Farà da "trait d'union" tra il lavoro e la vita privata di Schiavone ormai preso totalmente dal destino di Gabriele, il vicino di pianerottolo. 

La grande capacità di osservazione di Rocco, unita al lavoro della sua squadra aiuterà a risolvere l'omicidio, ma lascerà il vicequestore con un profondo senso di insoddisfazione perché c'è ancora qualcosa che non quadra che viene rimandato al romanzo successivo.

Inutile dirlo, perché ormai sapete quanto ami questa serie, ma Schiavone è una certezza in grado di coinvolgerti nella storia, nell'indagine e, allo stesso tempo toccarti il cuore, inaspettatamente. 

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