RECENSIONE 'LE OTTANTA DOMANDE DI ATENA FERRARIS' DI ALICE BASSO - GARZANTI

15:30

 

Le ottanta domande di Atena Ferraris * Alice Basso * Garzanti * pagg. 336




Avere tante domande senza risposta non è mica semplice. Parola di Atena Ferraris, che sarei io. Mio fratello Febo dice che si vive lo stesso, ma non sono d'accordo. A essere sincera, cercare soluzioni logiche a tutto per me è istintivo. Anche per questo ho fondato una rivista di enigmistica. Lavoro a casa, da sola, perché non sostare in mezzo alla gente. Eppure, da quando ho aiutato Febo a smascherare un mago imbroglione, mi ritrovo sempre più spesso a confrontarmi con altre persone. Ho persino trovato un ragazzo che vuole conoscermi e nuove amiche. Adesso una di loro, Elisa, ha bisogno di me per risolvere il mistero di una lettera minatoria. Nella sua azienda, dove si danno arie di grande modernità e fanno corsi di team building, c'è qualcuno che le fa mobbing. Tutti hanno fiducia nelle mie capacità, perché sono molto brava a risolvere i problemi altrui. Da quando esco di casa più spesso, però, non sono affatto sicura che sia vero, perché mi faccio un sacco di domande su me stessa. E non mi piace per nulla. Non so se voglio davvero capire chi sono, perché ogni risposta potrebbe appiccicarmi addosso un'etichetta, e le etichette ti chiudono in una scatola. Forse, aiutare i miei amici è l'unico modo per accettare il giudizio altrui. In più, qualche volta servono delle istruzioni d'uso precise per affrontare il mondo. Soprattutto per chi, come me, si sente perso.







Nel secondo romanzo di Alice Basso dedicato ad Atena Ferraris, ritroviamo la protagonista alle prese con un giallo che fa da contorno, una scusa per raccontarci ancora di lei, una distrazione da quella ricerca estenuante di una “benedetta” etichetta. Continua questa ricerca quasi per raggiungere una definizione, un ordine alle sue peculiarità.
Atena è così: ha routine da rispettare e le sveglie l’aiutano a farlo. Ora, sono proprio le ottanta domande a non farle trovare serenità. Non riuscire a rispondere a questi test è come non avere le "istruzioni per l’uso". Per affrontarli, chiede aiuto a Gemma, la neuropsicologa che è anche sua amica e questo crea già un problema. 

In questo secondo appuntamento, il gruppo formatosi nella scuola di magia si ritrova per risolvere un piccolo giallo: il mistero di una lettera minatoria ai danni di Elisa, una paziente di Gemma incontrata nel suo studio. 
Ma la risoluzione del caso, per me, è stata marginale rispetto a tutto il resto. 

Ritrovare Atena con la sua sagacia e la sua sottile (a volte neanche tanto) ironia è stato molto più importante. Assistere alla sua grande capacità di superare quelle paure, senza veder calpestare le sue esigenze, quelle che, soddisfatte, le permettono di mantenere un equilibrio, è stato illuminante. 

Quelle benedette/maledette domande rappresentano l’ansia e l’agitazione che fanno da sottofondo alle indagini. Rispondere a quei test pero', vorrebbe dire anche riuscire a capire sé stessa vedendosi con gli occhi degli altri, accettando il loro giudizio. Conoscerlo consentirebbe di rispondere all’unica domanda che spegnerebbe la curiosità altrui: “Qual è la sua diagnosi?”. Una sola parola, un’etichetta, definirebbe tutto. Ma cosa definisce davvero? Una giustificazione al suo operato, al suo modo di fare. Etichettare, livellare, uniformare per controllare. 

Ma io non sono una ritardata e neanche un genio. Voglio solo essere quello che sono senza dovermi continuamente preoccupare di dover sembrare qualcos'altro. 

Atena, quanta pazienza stai avendo e quanta me ne stai insegnando! 
Leggere ancora di lei ha confermato i sentimenti provati nel primo romanzo: la mia stessa rabbia, impazienza, ansia e incomprensione. Ma anche la possibilità di vivere serenamente le proprie peculiarità, ridimensionando notevolmente l’importanza data “agli altri”.

"Tutto bene?"
"A parte il mondo, sì"





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