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| Te ne dovevi andare * Daniel Kehlmann * Feltrinelli editore * pagg. 96 |
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| TUTTE LE VOLTE CHE MI SONO INNAMORATO * Marco Marsullo * Feltrinelli editore * pagg. 256 |
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| LA SALITA DEI GIGANTI. La saga dei Menabrea * Francesco Casolo * Feltrinelli editore * pagg. 416 |
La Belle Époque è alle porte e il cinema sta per essere inventato quando, il 29 agosto 1882, Carlo Menabrea organizza un sontuoso ricevimento per festeggiare l’acquisto di un castello poco lontano da Biella. Nessuno in città ha intenzione di perdersi l’evento, ma pochi sanno che l’origine di tanta fortuna risiede in una scommessa fatta trent’anni prima: il padre di Carlo, Giuseppe, walser di Gressoney, che come i suoi antenati valicava a piedi i ghiacciai per commerciare lana e prodotti di artigianato in Svizzera, ha deciso di puntare tutto su una bevanda, la birra. Quando nel cielo sopra il castello esplodono i fuochi d’artificio che illuminano il cortile a giorno e si riflettono sul volto di Carlo, anche la sua secondogenita Eugenia, che tutti chiamano Genia, avrebbe qualcosa da domandargli: perché, qualche settimana prima, ha insistito perché fosse lei, e non le sue sorelle, ad accompagnarlo in montagna? E perché, raggiunta la vetta, al cospetto dei Giganti del Monte Rosa, ha tanto voluto che lei, a soli sei anni, assaggiasse la birra?
Fra amori, gelosie, gloria e cadute – e un destino che, come una valanga, colpisce sempre nello stesso punto –, solo più tardi Genia intuirà quello che suo padre non aveva osato dirle: quel sorso di birra era un rito iniziatico. È lei la prescelta, l’erede designata per portare avanti la tradizione di famiglia, anche se nessuno vuole fare affari con una donna. Per riuscirci Genia dovrà, con l’aiuto della madre, diventare un Gigante, come suo padre e suo nonno e come le montagne ai piedi delle quali sono cresciuti tutti loro.
Grazie a un accurato lavoro di ricerca, Francesco Casolo ha costruito un’appassionante saga familiare, epica e intima al tempo stesso, in cui le donne si ritagliano il proprio spazio nella storia con determinazione e coraggio.
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Fine '800.
Il cinema inizia a fare la sua comparsa insieme al telefono così come la lampadina elettrica .
In un contesto di cambiamenti importanti frutto anche dello sprint dato da una rivoluzione industriale che si era chiusa relativamente da poco, vediamo tessere le fila di una famiglia che si muove tra Gressoney e Biella, definita la Manchester italiana per l'importante industria tessile in essa insediata.
La famiglia è quella dei Menabrea.
Anch'essa come molte altre della zona commerciava lana e prodotti artigianali fino a quando Giuseppe Menabrea vide nella produzione della birra, un'occasione per crescere economicamente.
Da questa visione prospettica nascerà la fortuna dei Menabrea grazie alla consegna poi, delle redini nelle mani di Carlo, figlio di Giuseppe.
Francesco Casolo, l'autore, si ritrova in mano diari e lettere della secondogenita, Eugenia, detta Genia. Dai suoi occhi assisteremo all'ascesa della famiglia, grazie ad un lavoro accurato e studio approfondito dello scrittore.
La scrittura fluida, semplice ci narra della vita dei Menabrea e in particolare di Genia, ricca di amore per la famiglia, per la propria terra e per le proprie radici.
Genia, bambina, ragazza e poi donna che ai primi interrogativi sul suo destino, vedrà seguire scenari con orizzonti sempre più definiti.
La sua vita e dei suoi cari sarà costellata da eventi spiacevoli, ma sono proprio questi ad aver fatto diventare forte i Menabrea. Così forti, ma mai chiusi ai cambiamenti e non solo per opportunità economiche. Anzi, Casolo sottolinea come l'apertura al mondo e all'innovazione era dettata anche dalla voglia di far gustare ai propri cari, ai concittadini, una bevanda che avesse fatto brillare gli occhi per il suo gusto unico.
Anche il loro notevole contributo allo sviluppo delle vie di comunicazione tra Svizzera e Italia non è stato solo frutto di una ricerca di accessi più facili per commerciare. Alla base c'era sempre un obiettivo: vedere avvicinare cuori lontani. Ho apprezzato il non omettere, da parte di Casolo, i difetti di Genia depurandola così da un'eccessiva connotazione di donna perfetta che stava assumendo nella storia.
Certo è che da sempre, in qualsiasi sua espressione si avverte quel profondo legame indissolubile con il padre Carlo, suo grande e unico punti di riferimento.
Con il proseguire della lettura capiremo che i Giganti non sono solo le vette del Monte Rosa. I Giganti sono coloro i quali non si fermano al presente, non si fanno carico del passato che diventa zavorra, ma lo trasformano in fondamenta su cui costruire il futuro.
Una storia che, per la sua natura intrinseca e per la scrittura con cui è stata narrata si presta, secondo me, alla trasposizione su pellicola.
- 10:57
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| TUTTO SARA' PERFETTO * Lorenzo Marone * Feltrinelli editore * pagg. 297 |
La vita di Andrea Scotto è tutto fuorché perfetta, specie quando c'è di mezzo la famiglia. Quarantenne single e ancora ostinatamente immaturo, Andrea ha sempre preferito tenersi alla larga dai parenti: dal padre Libero Scotto, ex comandante di navi, procidano, trasferitosi a Napoli con i figli dopo la morte della moglie, e dalla sorella Marina, sposata, con due figlie e con un chiaro problema di ansia da controllo. Quando però Marina è costretta a partire lasciando il padre gravemente malato, tocca ad Andrea prendere il timone. È l'inizio di un fine settimana rocambolesco, in cui il divieto di fumare imposto da Marina è solo una delle tante regole che vengono infrante. Tallonato da Cane Pazzo Tannen, un bassotto terribile che ringhia anche quando dorme, costretto a stare dietro a un padre ottantenne che non ha affatto intenzione di farsi trattare da infermo, Andrea sbarca a Procida e torna dopo anni sui luoghi dell'infanzia, sulla spiaggia nera vulcanica che ha fatto da sfondo alle sue prime gioie e delusioni d'amore e tra le case colorate della Corricella scrostate dalla salsedine. E in quei contrasti, in quell'imperfetta perfezione che riporta a galla ferite non rimarginate ma anche ricordi di infinita dolcezza, cullato dalla brezza che profuma di limoni, capperi e ginestre o dal brontolio familiare della vecchia Diane gialla della madre, Andrea troverà il suo equilibrio.
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"In che senso?"
Leggere questo libro vuol dire lasciarsi cullare da parole che, come una ninna nanna ti coccolano e poi, come il canto delle sirene, ti ammalia per portarti nei fondali più cupi dell'animo.
Quei fondali dove pensavi di non dover tornare più perché tutto sepolto da sabbia e rocce di un tempo ormai passato.
Ma il terremoto della vita, quando meno te lo aspetti, smuove tutto per riportarlo a galla.
Sembra quasi che sia necessario mettere ogni cosa in ordine prima di concludere il proprio percorso. La vita lo esige e ce ne chiede conto.
Marone colpisce e affonda.
La perfezione che incanala in regole il trascorrere del tempo non reggerà alla forza dei ricordi, degli odori, delle radici che strariperanno nel presente.
Andrea, Marina e Libero dovranno fare i conti con la forza impetuosa del passato che esige di essere svelato e riconosciuto.
Marone con la sua penna toglie dolcemente ogni strato di pelle per arrivare nel profondo, dolorosamente fino allo strato che non pensavi di possedere per scoprire poi, di poter vivere e convivere con rimpianti, nostalgie, fotografie di istanti che sbiadiscono, ma che non si cancellano definitivamente.. Basta "scorgere la bellezza che ci circonda. Ricorda: la vita è un chiaroscuro perenne, ma ogni tanto attorno a noi arriva la luce giusta a illuminare le cose e a renderle perfette. Bisogna accorgersene. E' tutta qui la differenza fra chi campa davvero e chi spreca il suo tempo"
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