RECENSIONE "DOMANI, DOMANI" DI FRANCESCA GIANNONE - NORD
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| Domani domani * Francesca Giannone * Nord * pagg. 384 |
Salento, 1959. Lorenzo e Agnese hanno perso tutto. E lo capiscono quando, con gli occhi tristi che si porta dietro da una vita, il padre annuncia di aver venduto il saponificio di famiglia, un’eredità che lui ha vissuto come una condanna. Per Lorenzo e Agnese, invece, quella fabbrica che il nonno ha creato dal nulla, che profuma di talco, di essenze floreali e di oli vegetali, e che occupa ogni loro pensiero, era la certezza di un presente sereno e la promessa di un futuro da tracciare insieme, uniti. Quindi l’idea di rimanere lì come semplici operai sotto un nuovo, arrogante padrone è devastante per entrambi. Lorenzo, orgoglioso e impulsivo, se ne va sbattendo la porta, col cuore colmo di rabbia e con un solo obiettivo: trovare i soldi necessari per riprendersi quello che è suo. Ma Agnese non lo segue: tanto risoluta se si tratta di formulare saponi quanto insicura quando le tocca abitare il mondo al di fuori del saponificio, dichiara: «Io resto dov’è casa mia». È una crepa profonda, apparentemente insanabile, quella che si apre tra fratello e sorella e li spingerà su strade opposte e imprevedibili. Perché vogliono la stessa cosa, Lorenzo e Agnese, almeno finché l'amore non li porterà di nuovo a un bivio. Ognuno dei due farà una scelta, tracciando un altro domani… Sarà per entrambi un domani senza rimpianti?
Dopo La portalettere, Francesca Giannone si conferma un’autrice capace di trasformare una storia familiare in un racconto intenso, autentico e profondamente umano. Anche in Domani, domani ci riporta nella realtà di un paese del Sud tra gli anni Cinquanta e Sessanta, dove tradizioni, aspettative e legami familiari scandiscono il destino di un’intera comunità.
Al centro della vicenda c’è la famiglia Rizzo e il suo storico saponificio, un’attività che rappresenta molto più di un semplice lavoro: è un’eredità, un’identità e il simbolo di sacrifici tramandati di generazione in generazione. Giuseppe, che ne ha raccolto il testimone, sogna un futuro preciso per i suoi figli, ma il futuro raramente segue i progetti degli uomini.
Agnese e Lorenzo incarnano due modi opposti di affrontare la vita. Agnese è una donna divisa tra il desiderio di realizzarsi e il ruolo che la società dell’epoca sembra aver già scritto per lei. Possiede un talento straordinario, ma non lo esibisce mai: lo vive con quella discrezione e quell’umiltà che la rendono un personaggio di grande spessore. È costretta a scegliere continuamente tra ciò che sente di essere e ciò che gli altri si aspettano da lei, tra il proprio sogno e quello del padre.
Lorenzo, invece, è il suo opposto: impulsivo, combattivo e spesso guidato dal desiderio di rivalsa. Eppure dietro il suo carattere spigoloso emerge un affetto sincero e delicato per la sorella, uno dei legami più belli del romanzo. Le vicende del saponificio metteranno entrambi davanti a scelte difficili, facendo emergere fragilità, orgoglio, rancori e un amore familiare che, pur tra mille contrasti, non viene mai meno.
Francesca Giannone conferma una scrittura capace di raccontare con estrema naturalezza le dinamiche familiari e gli animi umani. I suoi personaggi vivono guerre interiori silenziose, rincorrono riscatti che non sempre arrivano nella forma sperata e imparano che la vita spesso chiede di rinunciare a qualcosa per conquistare altro. La sua penna è coinvolgente, intensa e vigorosa: riesce a rendere vivi i luoghi, le emozioni e perfino il lavoro quotidiano nel saponificio, facendoli diventare parte integrante della storia.
Devo ammettere che il finale, inizialmente, mi aveva lasciata con un senso di delusione. Avrei desiderato un epilogo diverso, forse più rassicurante, più vicino a ciò che da lettrice speravo. Ripensandoci, però, ho capito che sarebbe stata una conclusione fin troppo prevedibile e, soprattutto, poco autentica. La scelta dell’autrice è invece perfettamente coerente con la personalità di Agnese e con il percorso di crescita che compie nel corso del romanzo. È uno di quei finali che non cercano di accontentare il lettore, ma di rimanere fedeli ai personaggi. Ed è proprio questa coerenza a renderlo, alla fine, convincente.




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