RECENSIONE 'IL BANDITORE' DI JOAN SAMSON - NERI POZZA
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| Il banditore * Joan Samson * Neri pozza * pagg. 336 |
I Moore vivono in una fattoria nella comunità rurale di Harlowe, New Hampshire, dove la tradizione è legge e la corrente elettrica è un lusso. L’erba del pascolo da tagliare, il mais e le patate da coltivare, le vacche da mungere: la vita di John e Mim è scandita dal duro lavoro delle braccia, mentre la piccola Hildie cresce sotto il loro sguardo amorevole e la madre di John, indurita dall’artrite, è ormai incastonata nel divano davanti alla tv. È un’esistenza di semplici abitudini che si ripetono immutate, fino al giorno in cui in paese arriva Perly Dunsmore, un banditore d’asta. Dicono che abbia girato il mondo, Dunsmore, ma ora si è fermato proprio qui, sistemandosi nella casa più bella del paese, dove per altro è avvenuto l’unico omicidio che Harlowe ricordi. Elegante e suadente nei modi, il banditore – ha fatto sapere – organizzerà aste per raccogliere fondi da destinarsi alla polizia locale. La gente di Harlowe, tutta, è caldamente invitata a offrire anticaglie in disuso, anche cose da poco: in fondo che costa? Le aste si susseguono sempre più frequenti, finché gli abitanti si ritrovano senza più nulla da dare, se non le cose da cui non si separerebbero per nessuna ragione al mondo. Ma Dunsmore, spalleggiato dalla polizia di giorno in giorno più arrogante, non desiste dal chiedere e non tollera rifiuti. E chi si ribella non per forza sarà salvo. Ne Il banditore l’inquietudine e l’orrore strisciano dentro il quotidiano di una comunità, dove il lato oscuro aspetta solo di manifestarsi.
Non trovate strano che questo nuovo banditore sia venuto qui, invece di tornare nel suo paese dove lo conoscono tutti?
Un dubbio lecito che prende vita dalla bocca di Ma’, per instillarsi anche in John, suo figlio, e Mim, sua nuora. Non sono dello stesso parere gli abitanti di Harlow che vedono invece in Perly Dunsmore, un uomo mosso da fini caritatevoli. Le sue aste sono finalizzate ufficialmente a migliorare la sicurezza della cittadina.
Grande ammaliatore, abile oratore, convince tutti a donare “roba vecchia”, a donare….qualcosa.
Il suo giro settimanale per raccogliere oggetti diventa un rituale atteso: un'occasione per fare spazio, per alleggerirsi.
Almeno all'inizio.
Poi, quella richiesta inizia a diventare non più un invito, ma quasi una minaccia: “Dammi qualcosa altrimenti…” Altrimenti cosa? Cosa si nasconde effettivamente dietro le aste del signor Dunsmore?
Il mistero si svela poco alla volta, senza fretta perché l’ingranaggio architettato dal banditore è complesso e riusciamo a intuire che il fine non è del tutto così caritatevole.
Perly Dunsmore convince con grande abilità gli abitanti di Harlow che le loro cose non hanno valore fin quando non vengono messe all’asta. Agisce in maniera indiretta, soprattutto nelle prime pagine, ma nonostante ciò il banditore domina la scena. lo conosciamo attraverso gli occhi degli altri, completamente assuefatti al suo potere.
I Moore, però, non si lasciano incantare. Sono tra i pochi a mantenere uno sguardo lucido e diffidente e, proprio per questo, non avranno vita facile.
Puntuale l'analisi dei componenti della famiglia che Paola Barbato fa in prefazione:
"A differenza dei loro concittadini, conoscono la perdita, l'hanno già attraversata e le sono già sopravvissuti: Mà ha perso biologia marito, sepolto in una tomba infestata die sera velenosa, e intende custodire i valori morali della famiglia. John combatte contro un senso di inadeguatezza che arriva da lontano e da cui dovrà tentare di liberarsi per difendere il suo matrimonio. Mim, ora che la sua bellezza è sfiorita, avverte la minaccia in sé stessa: il canto delle sirene del rimpianto. Infine Hildie, bambina che rinuncia all'infanzia, facendo guardinga, imparando il concetto di "nemico" e cercando alla sua maniera di proteggere i genitori."
Primo e unico romanzo di Joan Samson, morta prematuramente a soli 38 anni, torna oggi all'attenzione dei lettori dopo quarant'anni. Perché? Probabilmente per la sua forte carica metaforica. É un racconto capace di riflettere dinamiche sociali inquietantemente attuali: mostra come una comunità possa essere progressivamente spogliata di tutto - beni, dignità e infine umanità - attraverso un lento processo di erosione e manipolazione.
Però mi viene in mente quello che dice Perly. Abbiamo perso i valori di una volta. Andare al mercato e spendere soldi per dei pulcini, quando se hai un bel giallo e delle galline te li trovi in casa, i tuoi pulcini.
Magistrale è il modo in cui, senza eventi eclatanti, l'autrice costruisce una tensione costante. La storia inquieta avvolge e tiene incollati alle pagine, lasciando alla fine un senso di turbamento e, almeno per me, un senso di profonda impotenza.




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