RECENSIONE 'NEL NOME DEL FIGLIO. HAMNET' DI MAGGIE O' FARRELL - GUANDA
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| Nel nome del figlio. Hamnet * Maggie O' Farrell* Guanda * pagg. 352 |
Estate 1596, Stratford-upon-Avon. Una bambina giace a letto in preda a una forte febbre, mentre il fratello gemello corre in tutte le stanze in cerca d'aiuto. Spalanca le porte una dopo l'altra, ma la grande casa in cui vivono, che di solito brulica di gente e di attività, è avvolta nel silenzio. Il padre, questo Hamnet lo sa bene, è sempre a Londra per lavoro, ma dov'è finita la mamma? Agnes non c'è perché si trova in un campo a coltivare le erbe mediche, di cui conosce tutti i segreti. Non se lo perdonerà mai. Donna forte e fuori dagli schemi, rimasta orfana e cresciuta da una matrigna malevola, adesso più che mai Agnes avrebbe bisogno di William, l'uomo che ha sposato nonostante l'opposizione della famiglia, l'umile e tenace guantaio che a un certo punto, in fuga da un padre oppressivo, ha deciso di trascorrere la maggior parte del tempo in città, assorbito da una passione divorante, quella per il teatro. Ma anche il matrimonio con Agnes avrebbe richiesto le stesse attenzioni, specialmente ora che si trova di fronte alla prova più dura. Questo romanzo, ispirato alla storia del figlio di William Shakespeare, parla di amore e di abbandono, di perdita e di riconciliazione; ma è anche la rocambolesca storia di una pulce che si imbarca su una nave ad Alessandria d'Egitto per diffondere la peste da Venezia in tutta l'Europa; e ancora, è il racconto della tenera vicenda di un bambino la cui vita è stata pressoché dimenticata, ma il cui nome è divenuto immortale grazie a una delle opere teatrali più celebrate di tutti i tempi.
Nel nome del figlio - Hamnet: un vortice di emozioni shakespeariane
Ispirato alla tragica storia del figlio di Shakespeare, questo romanzo di Maggie O’Farrell ci trasporta nell’Inghilterra del grande drammaturgo, intrecciando fatti storici con una narrazione intima.
La prosa è semplice eppure ricca, un flusso di parole che scendono a cascata, trasformandosi in un tessuto perfetto per catturare vortici di emozioni – dalla tenerezza alla devastazione.
All’inizio ho faticato con i salti temporali, che sembravano disorientanti, ma presto sono diventati naturali ed essenziali: mi hanno immerso nella vita dei personaggi, rivelandone ogni sfaccettatura con una profondità rara.
La storia dà vita a figure a tutto tondo, ma è Agnes a dominare la pagina: una donna forte, decisa, caparbia, che incarna la forza di chi sfida il destino. Proprio per questo quando il suo cuore è squarciato dalla morte di Hament, la descrizione delle sue lacrime mi ha toccato particolarmente.
Per la prima volta piange anche lei. Le lacrime le riempiono gli occhi senza preavviso, le offuscano la vista, si riversano sulle guance e sul collo, le bagnano il grembiule, s'infilano tra gli abiti e la pelle. Sembrano sgorgare non solo dagli occhi, ma da ogni poro del corpo.
E la descrizione del silenzio diviene assordante, colma di dolore.
Ho pianto.
Ho pianto per il dolore di una madre che vede morire il figlio, raccontato attraverso gli occhi straziati di Agnes: quelle stanze dove Hamnet esala l’ultimo respiro, i pensieri di ciò che avrebbe potuto fare e non ha fatto.
E il dolore del padre? Filtrato dallo sguardo di lei, appare teatrale, ma non per questo meno autentico, meno straziante.
La scrittura è elegante, mai volgare, un susseguirsi ininterrotto di emozioni che culminano in evidenti temi di dolore, supina accettazione delle regole sociali del tempo e, soprattutto, la ribellione per affermare la propria identità.
Una scoperta meravigliosa, questa autrice e la sua penna magica. Voglio recuperare tutto il resto, ma ho timore del film : e se la trasposizione cinematografica deludesse questa prosa perfetta?




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